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Parquettisti Roma
Pavimenti d’epoca

Restauro del parquet a Roma:
recuperare un pavimento d’epoca

Quasi sempre sì, ma non «come nuovo»: un pavimento d’epoca si conserva, non si azzera. Sul mercato romano gli interventi che si vedono sotto questo nome vanno dai 300 ai 4.500 euro a lavoro, perché comprendono sia una stanza da riprendere sia un appartamento da smontare e rimontare doga per doga. Il primo passo è sempre lo stesso: guardare che cosa c’è ancora.

Pavimento a spina di pesce d epoca recuperato, in una stanza con soffitto alto e luce radente
Una spina di pesce d’epoca dopo l’intervento: il colore è tornato, i segni degli anni sono rimasti.
Il registro del parquet antico

Cinque righe da compilare prima di decidere

Il sopralluogo su un pavimento d’epoca non è una stima a occhio: è una scheda. Finché queste cinque righe non sono piene, qualsiasi preventivo è un numero inventato.

01 Essenza Rovere, castagno, pitch pine, in qualche caso iroko: nei palazzi romani fra Otto e Novecento il rovere e il castagno sono i più comuni. L’essenza decide come il legno reagisce alla levigatura e quale finitura regge.
02 Epoca e posa originale Una spina di pesce di inizio Novecento non ha la larghezza di una di oggi. Schema e misura dicono se le doghe mancanti si possono rifare su misura o vanno cercate.
03 Spessore residuo Si guarda una doga di taglio, dove è possibile: fra la superficie e la parte alta dell’incastro c’è il margine che resta. È il numero che decide se il pavimento si può ancora levigare o soltanto pulire e proteggere.
04 Stato del fondo Sotto un parquet d’epoca ci sono spesso magatelli di legno annegati in un massetto di calce. Se il fondo ha ceduto o ha preso umidità, il pavimento balla e nessuna finitura lo tiene fermo: si parte da lì.
05 Cosa si salva L’ultima riga è un conto: quante doghe sono ancora buone, quante si recuperano da zone nascoste della casa e quante vanno rifatte. Da questo conto nasce il preventivo, non da una tariffa al metro quadro.

Il registro si compila sul posto, e la copia resta a te anche se poi il lavoro non lo facciamo noi: sono informazioni sul tuo pavimento, non sul nostro preventivo.

Pavimento a spina di pesce d epoca prima dell intervento, grigio e con le fughe aperte
Com’è il pavimento quando lo vediamo la prima volta: grigio, con le fughe aperte e qualche doga che balla.
La riga che decide tutte le altre

Quanto legno è rimasto sopra l’incastro

È la differenza fra un pavimento che si può rimettere in piano e uno che si può solo conservare com’è.

Un massello d’epoca è spesso, ma non tutto lo spessore è disponibile: sotto la superficie c’è l’incastro, e sotto l’incastro non si va, perché la doga perderebbe la presa. Quello che conta è quindi il margine fra la faccia e la parte alta dell’incastro, non il numero stampato su una scheda tecnica.

Lo si misura dove il pavimento è già aperto: una soglia, il bordo di una bocchetta, una doga sollevata. Se non c’è nessun punto aperto, se ne solleva una in un angolo nascosto, e si rimette.

Doga antica in massello vista di taglio, con la patina sopra e il legno chiaro nel taglio
Di taglio si legge tutto: la patina sopra, il legno vivo sotto, e quanto ne resta.
Il metodo conservativo

Si toglie il meno possibile

Conservare non vuol dire fare meno lavoro: vuol dire farne di più a mano, per togliere meno materiale. Sono quattro regole, e valgono anche quando costerebbe meno non seguirle.

Si smonta solo quello che serve Le doghe si tolgono dove il fondo è da rifare o dove sono irrecuperabili, e si numerano una per una: rimesse nello stesso posto, il disegno torna quello di prima.
Si recupera prima di sostituire Una doga spaccata ma asciutta si incolla e si rimette. Una doga nuova entra solo dove non c’è altro, e si cerca nella stessa essenza e nella stessa misura.
Si leviga il meno possibile Su un pavimento d’epoca ogni passaggio di carta è legno che non torna. Si lavora con la grana più fine che basta a pareggiare, non con quella più rapida.
Si lascia la storia dove non dà fastidio Nodi, piccole fenditure, il colore diverso vicino alla finestra: sono la prova che il pavimento ha cent’anni. Si tolgono i difetti che danno problemi, non i segni che raccontano l’età.
Doghe antiche smontate e numerate a gesso, in fila sulla carta
Numerate una per una prima di toglierle: è l’unico modo perché il disegno torni quello di prima.
Quando non si restaura

Tre casi in cui diciamo di no

Preferiamo dirli prima. Un restauro cominciato su uno di questi tre presupposti finisce male, e finisce male dopo che hai speso.

Quando il legno è finito Se lo strato sopra l’incastro è esaurito, un’altra levigatura toglie stabilità alla doga. Si può ancora pulire, proteggere e fermare il degrado, ma non riportare in piano.
Quando il fondo è il problema Umidità di risalita o un solaio che si muove si risolvono prima del pavimento. Restaurare sopra una causa viva vuol dire rifare lo stesso lavoro due volte.
Quando l’immobile è vincolato Serve l’autorizzazione della Soprintendenza, e la pratica la presenta un tecnico abilitato. Noi non la facciamo e non la chiediamo per te: te lo diciamo subito, perché cambia i tempi.
Domande sul restauro

Quello che ci chiedono su un pavimento vecchio

Il mio parquet è grigio e opaco: è rovinato?

Non per forza. Il grigio in superficie spesso è finitura ossidata e sporco entrato nel poro, non legno andato. Si capisce pulendo una zona piccola e guardando cosa viene fuori.

Si possono rifare le doghe che mancano?

Sì, su misura, nella stessa essenza e nello stesso spessore. Il punto non è farle: è farle assomigliare a quelle intorno, che hanno cent’anni di luce addosso.

Quanto dura un restauro?

Dipende da quante doghe si smontano e da quanto deve asciugare il fondo prima di rimetterle. È il lavoro meno prevedibile che facciamo, e lo diciamo invece di promettere una data al telefono.

Casa mia è in un palazzo storico: devo chiedere permessi?

Se l’immobile è sottoposto a tutela sì, e l’autorizzazione la presenta un tecnico abilitato. Noi non ce ne occupiamo: ti diciamo che serve, così non ti blocchi a lavori già iniziati.

Il preventivo

Compila il modulo con qualche dettaglio in più: il preventivo arriva prima

Superficie, stato del pavimento e tipo di intervento: sono le tre informazioni che servono a formulare una stima. Con quelle, la risposta arriva già con la cifra e i tempi.

Se preferisci parlarne a voce, chiama il numero qui sotto: rispondono operatori in carne e ossa, non un risponditore automatico e non una voce artificiale.

Parquettista in piedi che tiene una doga di rovere accanto a se
Immagine generata con intelligenza artificiale
Intorno al restauro

I due lavori che un pavimento d’epoca incontra quasi sempre

Prima di decidere se restaurare conviene sapere quanto legno è rimasto, e quali doghe si recuperano invece di rifarle.