Restauro del parquet a Roma:
recuperare un pavimento d’epoca
Quasi sempre sì, ma non «come nuovo»: un pavimento d’epoca si conserva, non si azzera. Sul mercato romano gli interventi che si vedono sotto questo nome vanno dai 300 ai 4.500 euro a lavoro, perché comprendono sia una stanza da riprendere sia un appartamento da smontare e rimontare doga per doga. Il primo passo è sempre lo stesso: guardare che cosa c’è ancora.

Cinque righe da compilare prima di decidere
Il sopralluogo su un pavimento d’epoca non è una stima a occhio: è una scheda. Finché queste cinque righe non sono piene, qualsiasi preventivo è un numero inventato.
Il registro si compila sul posto, e la copia resta a te anche se poi il lavoro non lo facciamo noi: sono informazioni sul tuo pavimento, non sul nostro preventivo.

Quanto legno è rimasto sopra l’incastro
È la differenza fra un pavimento che si può rimettere in piano e uno che si può solo conservare com’è.
Un massello d’epoca è spesso, ma non tutto lo spessore è disponibile: sotto la superficie c’è l’incastro, e sotto l’incastro non si va, perché la doga perderebbe la presa. Quello che conta è quindi il margine fra la faccia e la parte alta dell’incastro, non il numero stampato su una scheda tecnica.
Lo si misura dove il pavimento è già aperto: una soglia, il bordo di una bocchetta, una doga sollevata. Se non c’è nessun punto aperto, se ne solleva una in un angolo nascosto, e si rimette.

Si toglie il meno possibile
Conservare non vuol dire fare meno lavoro: vuol dire farne di più a mano, per togliere meno materiale. Sono quattro regole, e valgono anche quando costerebbe meno non seguirle.

Tre casi in cui diciamo di no
Preferiamo dirli prima. Un restauro cominciato su uno di questi tre presupposti finisce male, e finisce male dopo che hai speso.
Quello che ci chiedono su un pavimento vecchio
Non per forza. Il grigio in superficie spesso è finitura ossidata e sporco entrato nel poro, non legno andato. Si capisce pulendo una zona piccola e guardando cosa viene fuori.
Sì, su misura, nella stessa essenza e nello stesso spessore. Il punto non è farle: è farle assomigliare a quelle intorno, che hanno cent’anni di luce addosso.
Dipende da quante doghe si smontano e da quanto deve asciugare il fondo prima di rimetterle. È il lavoro meno prevedibile che facciamo, e lo diciamo invece di promettere una data al telefono.
Se l’immobile è sottoposto a tutela sì, e l’autorizzazione la presenta un tecnico abilitato. Noi non ce ne occupiamo: ti diciamo che serve, così non ti blocchi a lavori già iniziati.
Compila il modulo con qualche dettaglio in più: il preventivo arriva prima
Superficie, stato del pavimento e tipo di intervento: sono le tre informazioni che servono a formulare una stima. Con quelle, la risposta arriva già con la cifra e i tempi.
Se preferisci parlarne a voce, chiama il numero qui sotto: rispondono operatori in carne e ossa, non un risponditore automatico e non una voce artificiale.
Immagine generata con intelligenza artificialeI due lavori che un pavimento d’epoca incontra quasi sempre
Prima di decidere se restaurare conviene sapere quanto legno è rimasto, e quali doghe si recuperano invece di rifarle.
