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Parquettisti Roma
Uno degli schemi della famiglia spina

Parquet a spina ungherese:
l’asse della stanza decide tutto

Nell’ungherese le teste dei listelli si tagliano in obliquo e si posano testa contro testa: le punte si incontrano e le file restano continue, senza il gradino della spina italiana. È un disegno che non perdona le pareti storte, perché una fila continua le mostra per tutta la sua lunghezza. Per questo la posa parte da un asse tracciato al centro della stanza, e non da un muro. Nel preventivo cambiano tre voci: il taglio, il materiale che si perde e le ore.

Pavimento a spina ungherese visto dall'alto, con le file continue e le punte che si incontrano
Le punte si incontrano e la fila prosegue senza interruzioni: è questo che distingue l’ungherese dalla spina italiana.
Immagine generata con intelligenza artificiale
Da dove parte la posa

Si parte dal centro, non dal muro

È la differenza che non si vede in una foto e che decide come verrà il pavimento. In una posa a correre il primo errore si nasconde sotto il battiscopa. Qui no.

Le file restano continue. Nell’ungherese le punte dei listelli si incontrano e la fila prosegue senza interruzioni, da una parete all’altra. Tutto quello che non è parallelo si legge per tutta quella lunghezza.

Per questo si traccia l’asse. Prima di posare si segna una linea al centro della stanza e si verifica che le pareti siano squadre rispetto a quella, non fra loro. Da lì la posa cresce verso i due lati, e lo scarto con il muro finisce ai bordi, dove il battiscopa lo copre.

Cosa succede se si parte dal muro. In una stanza vecchia le pareti non sono mai parallele: partendo da una, la punta della fila si allontana dalla parete opposta un po’ per volta, e alla fine della stanza la differenza è evidente. A quel punto non si corregge: si rifà.

Stanza vuota con la linea dell'asse tracciata al centro e la posa che parte da li'
La linea al centro della stanza: da lì la posa cresce verso i due lati, e lo scarto con le pareti finisce ai bordi.
Immagine generata con intelligenza artificiale
Cosa cambia nel preventivo

Tre voci che l’ungherese ha e la posa a correre no

Il legno costa come in qualunque altro schema: a cambiare sono il taglio, il materiale che si perde e le ore.

Il taglio Si fa sul listello, non sul pavimento Le teste arrivano dritte e si tagliano in obliquo, una per una. Il pezzo che si toglie non torna: è la ragione per cui di questo schema si dice che ha lo sfrido alto, e non è una percentuale da listino ma una conseguenza del disegno.
Il materiale Già tagliato o tagliato in cantiere Si possono comprare listelli venduti con le teste già a misura, oppure si taglia sul posto. Sono due preventivi diversi: nel primo il costo sta nel materiale, nel secondo nelle ore. Si decide prima di ordinare, non dopo.
Il tempo Più della posa a correre, sempre Ogni elemento va allineato con quello prima e con quello di fianco, e un errore non resta locale: si propaga lungo la fila. Chiedere quanto dura in giorni, e non solo quanto costa, è la domanda giusta da fare a chi preventiva.

Sull’angolo preciso, invece, non diamo una cifra. Le teste si tagliano in obliquo e si posano testa contro testa: questo è certo. Ma su quale angolo spetti all’ungherese e quale alla francese le fonti di settore non vanno d’accordo, e il numero si chiede al produttore del listello che hai scelto.

Il punto in cui due teste tagliate in obliquo si incontrano, in primo piano
Il punto in cui due teste tagliate in obliquo si incontrano: è qui che finisce il materiale che il taglio porta via.
Immagine generata con intelligenza artificiale
In quale stanza rende

Il disegno allunga, e non in tutte le stanze è un bene

La spina ungherese non è un ornamento neutro: cambia la proporzione percepita della stanza, e conviene decidere il verso prima di ordinare.

Nelle stanze strette allunga. Le file continue tirano l’occhio nella direzione in cui corrono: in un corridoio o in una sala lunga e stretta il disegno accompagna la stanza invece di contrastarla.

Nelle stanze molto larghe si disperde. Su una superficie ampia e quadrata il disegno perde la direzione e diventa decorazione e basta. Qui spesso rende di più una spina italiana, o una posa a correre.

Il verso si sceglie con la luce e con la porta. Conviene che le file corrano verso la finestra, perché la luce radente segue il disegno invece di tagliarlo, e che chi entra veda la punta e non il fianco.

Stanza con il pavimento a spina ungherese finito, verso la finestra con le persiane
Le file corrono verso la finestra: la luce radente segue il disegno invece di tagliarlo.
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Domande sulla spina ungherese

Quello che ci chiedono prima di scegliere questo schema

Quattro domande, quasi sempre in quest’ordine.

Che differenza c’è con la spina italiana?

Nella spina italiana la testa di un listello appoggia sul fianco di quello accanto e si vede un gradino. Nell’ungherese le teste sono tagliate in obliquo e si toccano punta contro punta: la fila resta continua. È la stessa famiglia, due disegni diversi.

Costa di più?

Sì, e non per il legno, che costa uguale. Costano di più il taglio delle teste, il materiale che il taglio porta via e le ore di posa. Quanto, dipende dalla stanza: la forbice al metro quadro sta nella pagina dei costi.

Su quale angolo si tagliano le teste?

Si tagliano in obliquo, e il valore preciso lo dichiara il produttore del listello. Su quale angolo spetti all’ungherese e quale alla francese le fonti di settore non vanno d’accordo, e preferiamo dirlo invece di scegliere una cifra per comodità.

Si può posare in una stanza piccola?

Sì, e spesso rende: le file continue allungano. Il punto non è la dimensione ma la forma, e soprattutto quanto sono squadre le pareti: su quelle si decide al sopralluogo, guardando la stanza.

Il preventivo

Compila il modulo con qualche dettaglio in più: il preventivo arriva prima

Superficie, stato del pavimento e tipo di intervento: sono le tre informazioni che servono a formulare una stima. Con quelle, la risposta arriva già con la cifra e i tempi.

Se preferisci parlarne a voce, chiama il numero qui sotto: rispondono operatori in carne e ossa, non un risponditore automatico e non una voce artificiale.

Parquettista in piedi che tiene una doga di rovere accanto a se
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