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Normative e certificazioni del parquet

Sulla scheda di un parquet trovi sigle che rispondono a tre domande diverse: da dove viene il legno, quanto emette dentro casa e per quale uso è dichiarato adatto. Sono tre cose separate e si leggono in tre punti separati. Qui trovi quali norme regolano cosa, quali sigle contano davvero e come si verifica che una certificazione sia autentica.

Le quattro cose che le norme regolano

mani che confrontano due listelli di legno su un banco da lavoroLe norme di settore non riguardano l’estetica del pavimento: riguardano la sicurezza e la salubrità. Quattro aspetti in particolare.

  • Emissioni di formaldeide. La formaldeide si usa nelle colle dei pannelli e dei supporti in legno pressato, e può liberarsi nell’aria della stanza. I limiti di emissione servono a tenere sana l’aria interna, e il valore dichiarato sta sulla scheda tecnica del prodotto.
  • Reazione al fuoco. Un pavimento deve rientrare in una classe che dipende dall’edificio in cui viene posato: per una casa i requisiti sono diversi da quelli di un locale aperto al pubblico.
  • Scivolosità. Conta soprattutto negli spazi pubblici e commerciali, dove è richiesto un grado minimo di resistenza allo scivolamento. In casa raramente è un vincolo, ma la finitura cambia la presa: una superficie molto lucida è più sdrucciolevole di una opaca.
  • Provenienza del legno. Qui si entra nella sostenibilità: si chiede che il legno arrivi da foreste gestite in modo responsabile, e le certificazioni sono il modo in cui lo si dimostra.

Le sigle che trovi sulla scheda, e cosa certificano davvero

Ogni sigla risponde a una domanda sola, e confonderle è l’errore più comune: una certificazione forestale non dice niente sulle emissioni, e una certificazione di qualità aziendale non dice niente sul legno.

  • FSC (Forest Stewardship Council). Il legno viene da foreste gestite in modo responsabile, con la tracciabilità della filiera. Non dice nulla su emissioni o durata.
  • PEFC. Stesso ambito dell’FSC, sistema di certificazione diverso. Anche qui si parla di gestione forestale, non di prestazioni del pavimento.
  • Ecolabel UE. Il marchio ambientale dell’Unione Europea: guarda l’impatto del prodotto lungo il suo ciclo di vita, non solo la foresta di partenza.
  • A+. Riguarda le emissioni di composti organici volatili. È la sigla da cercare quando la stanza è una camera o la stanza dei bambini.
  • CARB. Regola le emissioni di formaldeide di pannelli e colle. Nasce in California ed è diventata un riferimento anche fuori dagli Stati Uniti.
  • CE. Obbligatoria per i prodotti commercializzati nell’Unione Europea: dichiara la conformità ai requisiti di sicurezza. È un minimo di legge, non un segno di pregio.
  • ISO 9001. Certifica il sistema di gestione della qualità del produttore, cioè come lavora l’azienda. Non certifica il singolo pavimento.
  • LEED. Non è una certificazione del parquet ma dell’edificio: un pavimento conforme può contribuire ai crediti del progetto.

Come si verifica che una certificazione sia autentica

disegni di progetto appoggiati su un pavimento in parquetUn logo stampato su un volantino non è una prova. Quello che vale è il codice.

  • Cerca il codice di certificazione accanto al logo, sulla confezione o sulla scheda tecnica: le certificazioni forestali ne hanno sempre uno.
  • Il codice si controlla nel registro pubblico dell’ente che lo ha rilasciato, che dice a chi appartiene e se è ancora valido.
  • Chiedi al rivenditore il certificato del lotto che ti sta vendendo, non quello generico dell’azienda: la certificazione viaggia col lotto.

Sostenibilità: cosa cambia davvero

«Parquet sostenibile» non è una categoria di prodotto: è il risultato di quattro scelte che si fanno una per una.

  • Legno certificato FSC o PEFC, col codice verificabile.
  • Finiture ad acqua invece che a solvente: meno emissioni nella stanza, durante la posa e dopo.
  • Legno di recupero, da vecchi pavimenti, travi o serramenti: non consuma foresta nuova e porta un aspetto che il legno nuovo non ha.
  • Filiera corta: un’essenza europea pesa meno in trasporto di una tropicale.

C’è però una cosa che conta più di tutte e sulla scheda non è scritta: un pavimento che dura è il più sostenibile che esista. Un parquet con uno strato nobile di spessore adeguato si può lamare più volte e torna come nuovo; un pavimento che non si può rigenerare, quando si consuma si butta. Per questo lo spessore dello strato nobile va guardato prima del marchio: decide quante volte potrai lamare il parquet invece di sostituirlo.

Cosa riguarda te e cosa riguarda chi posa

Le certificazioni riguardano il materiale, e il materiale lo compri dal rivenditore o te lo propone l’azienda che fa il lavoro: è lì che si chiede il certificato, prima dell’acquisto. Chi posa risponde di altro — la verifica del massetto, l’umidità residua, il sistema di fissaggio, la finitura. Le due cose si incontrano in un punto solo, e vale la pena ricordarlo: un legno certificato posato male dura meno di un legno qualunque posato bene.

Le classi e le sigle si leggono sulla scheda del prodotto; cosa cambia davvero fra un tipo e l’altro sta in le tipologie di parquet.